Questo è un articolo che scrissi nel dicembre del 2014 e il mezzo in questione è nato con il solo scopo di andare dritto il più forte possibile e di chiudere i 201 metri nel minor tempo possibile. La disciplina del Drag Racing su scooter in Italia è andata svanendo pochi anni dopo, e credetemi, ha lasciato tanti appassionati con l’amaro in bocca. Ma questa è un’altra storia e ne parleremo in un articolo che sto scrivendo da qualche settimana: richiede tanta ricerca, interviste e sicuramente porterò un ospite specialissimo, magari più di uno, che ci parlerà della sua esperienza in merito. In molti dicono che il passato va osservato per andare avanti e in questo caso trovo che calzi a pennello questo articolo.
Per questa rubrica che desidero mantenere per un po’, vorrei riportare a galla ricordi di mezzi di cui ho scritto tempo fa, o creare nuovi articoli con mezzi che nonostante gli anni sono ancora custoditi gelosamente dai loro proprietari come reliquie e con essi mostrare alla giovane generazione di appassionati di oggi di cosa è realmente composto questo mondo: fatto di ruote piccole, carene di plasticaccia e da grandissimi appassionati, e che senza di loro non avrebbero la componentistica che trovano oggi sugli scaffali, indipendentemente che sia una componente meccanica o estetica.
(Quindi se siete possessori di qualcosa di questo genere fatevi sotto e contattateci, saremo lieti di ascoltare la storia di voi e del vostro mezzo)
Piaggio ZIP SP, ricordo come se fosse ieri quando fece il suo ingresso sul mercato nei lontani anni 90. E sì, me lo ricordo perfettamente in quanto mio nonno ne comprò uno. Lo adibì al suo trasporto personale giornaliero: da casa al giornalaio, con la classica sosta al baretto vicino all’officina di Rudy Bicciato. Era di un rosso poco fiammante. Ricordo i giretti fatti di nascosto mentre lui non c’era: di soppiatto lo facevo sgusciare fuori dal box, lo accendevo e l’euforia di una piccola accelerata sul cavalletto mi dava una scarica di adrenalina immensa, avevo solo 13’anni. Pensavo: “Wow, è un caccia”, invece aveva ancora le strozzature e una rugginosa marmitta che implorava una pulita dalla fastidiosa ossidazione ambrata. Che scorrazzate poi in groppa alla sua sella, facevo le sgommate sul prato di casa o sulla stradina di sassi poco adiacente… Poi crescendo, gli Zippetti che attiravano le mie attenzioni sono diventati ben altri, più rumorosi, più prestazionali, insomma lo sapete! Scusate tutti questi preamboli, adesso ci catapultiamo sul mezzo di Davide.

Nel nostro caso, la mia attenzione è stata abbondantemente attirata dallo ZIP SP Drag kittato 2WIN del nostro amico Davide Mucciarini. L’ha soprannominato Jäger, derivante dal tedesco “Cacciatore”. Chi lo sa, magari sarà un pronostico sulle prestazioni di questo mezzo sui campi di gara o semplicemente lo vedremo nel prossimo film di Pacific Rim 3 alle prese con qualche mostro Kaijū?!
Non ve lo so dire, ma la scheda tecnica di questo mezzo è veramente interessante, senza contare anche la cura dei dettagli tecnici ed estetici, che contano relativamente poco su un mezzo del genere, ma fanno sì che sia molto godibile alla vista.
La base di questo Zip dopato parte da un telaio ZIP SP. La parte telaistica e ciclistica è stata radicalmente modificata per raggiungere un livello adeguato alle esigenze di Davide per le competizioni sul dritto. Come potete notare, i supporti originali del blocco motore sono stati totalmente rimossi e sostituiti da un nuovo telaietto rigido, il quale modifica l’interasse e l’altezza da terra del blocco.

Stesso procedimento è stato visto sulla forcella monobraccio anteriore, che è stata rimossa e sostituita con una forcella notevolmente più bassa e leggera. Il cerchio anteriore è stato anch’esso sostituito con il cerchio di uno ZIP modello FR a tamburo, il quale ha subito un notevole trattamento dimagrante.

Spostandoci dalla parte ciclistica a quella estetica, anche qui i dettagli non si contano semplicemente sulle dita di una mano, anche se mediamente in questo tipo di mezzi la cura estetica passa in ultimo piano e si punta maggiormente a una cura dimagrante per avvantaggiare il rapporto peso/potenza. Ed è qui che Davide ha deciso di darci dentro, la parte più evidente in questo caso è l’accostamento tra il verde fluorescente per i dettagli e l’antracite scuro metallizzato per le carene è veramente ben azzeccato, ma non finisce qui. Osservando meglio tutta la parte posteriore è stata fusa in un unico pezzo in vetroresina alleggerendo di non poco il peso, anche la sella originale è stata sventrata e alleggerita all’inverosimile, la seduta è stata soppiantata da una semplice lastra sagomata per adattarsi al profilo della carena, quindi ogni dettaglio superfluo è stato eliminato mentre il necessario è stato ridotto in minimi termini a livello di peso.

Lievemente nascosta nella parte centrale al posto del telaietto di serie è stata montata o meglio fissata con delle fascette la batteria al litio che da energia alla pompa dell’acqua elettrica e alla mini strumentazione Stage6 posta sul manubrio, di derivazione ignota, ma azzardo BMX, sicuramente più leggero rispetto all’originale Piaggio. Restando sul manubrio anche le leve del freno non sono di derivazione scooter ed avendo ambedue i freni a ganasce si è optato per delle leggerissime levefreno di origine sempre da bicicletta. Cosa non si fa per qualche grammo in meno!

Anche il copricarter è stato sottoposto a questo regime alimentare a basso contenuto di grassi saturi: come potete notare è stato rivisto praticando dei fori su quasi tutta la carcassa e un intaglio a monte della campana frizione.

Proprio sotto al copricarter troviamo un gruppo trasmissione molto “variegato”. Partiamo dalla già visibile campana Stage6 R/T CNC da 480gr, la quale ricopre una classica ma efficacie frizione Malossi Delta Clutch. A guidare la cinghia Polini Evolution troviamo un correttore di coppia Polini Ceramic Evolution da 134mm, il quale nasconde alla vista il coprirapporti Evolution, sempre della casa bergamasca. Al suo interno troviamo un set di rapporti primari Polini accoppiati ai secondari originali Piaggio. Spostando l’immaginazione sulla parte anteriore della trasmissione, scoviamo la semipuleggia fissa Polini Evolution, la quale assiste un altro “cult” del genere: il variatore Malossi MHR 101 dotato di rulli maggiorati da 19×15.5 mm. Il tutto scorre sulla spalla di un albero Malossi MHR Team biella 85, corsa standard. A guardare dall’alto le spalle dell’albero vi è un pacco lamellare VL16 sempre di casa Malossi, abbinato a una basetta Stage6 R/T fresata per accorciarne il condotto.

Su questa vi è posto un collettore Stage6 Hard. Collegato al collettore di aspirazione troviamo un generosissimo carburatore Stage6 VHST 28mm, al quale è stato applicato un cornetto di aspirazione di derivazione artigianale, successivamente è stata lucidata a specchio tutta la zona del venturi e del cornetto di aspirazione. Poco sotto al carburatore troviamo un’altra piccola chicca: il parafango wrappato in carbonio non è altro che il parafango anteriore derivato da uno Yamaha Aerox e trasformato per l’occasione in un parafango posteriore con una fantastica forma, senza nemmeno farlo apposta affusolata verso il carburatore stesso. Bella idea, penso che la copierò in caso di necessità.

Tornando a insinuare i nostri sguardi indiscreti, sulla destra del carburatore troviamo in bella vista la bionda e tonda accensione a rotore interno, l’intramontabile Selettra di Malossi, la quale è stata equipaggiata con un piattello di appesantimento con speso specifico scelto da Davide.


Poco più sotto possiamo notare la panciona dello scarico Motorevolution by Protti a spillo dritto e silenziatore in alluminio, ovviamente calcolata su misura per le specifiche dell’inusuale gruppo termico 2WIN Intimidator, il quale presenta una cilindrata unitaria di 70 cc.

Abbiamo chiesto a Davide qualche piccola informazione al riguardo. Questo cilindro presenta la classica conformazione a sei travasi con scarico a traversino e necessita di un paio di accorgimenti e una rapida pulitura dei travasi dalle classiche sbavature di fusione. Ma qui, oltre alla classica pulizia, si è intervenuto sui lanci delle controluci e sullo scarico stesso. Per quanto riguarda la testa è di tipo scomposto, mentre il collettore di scarico è un 3 fori.

Tecnicamente l’articolo finisce qui. Ma voglio prendermi qualche minuto per scrivere un mio pensiero al riguardo non tanto sullo ZIP SP di Davide, ma su delle competizioni bellissime che purtroppo non ci sono più, o meglio, per scooter non vengono più organizzate qui in Italia. Le DragRace rappresentavano molto per il panorama, sia per le soluzioni variegate che i preparatori presentavano sui campi di gara sia per la sfida al millesimo di secondo per ogni categoria, ci sono stati un’infinità di appassionati ad osservarle da vicino e per me è stato il punto di svolta che mi ha fatto affacciare al vero mondo delle preparazioni nel lontano 2003/04, leggendo i primissimi articoli delle gare, i nuovi prodotti che stavano uscendo in quel momento, 2Fast vi dice niente? c’erano folli che tentavano ogni strada per arrivare a guadagnare quel decimo di cavallo per riuscire ad agguantare il primo posto, c’erano le categorie carenati dove potevi presentarti con il tuo motorino di tutti i giorni e tentare un risultato. Non è mai stata una disciplina estremamente costosa da affrontare (certo le componenti e le ore di preparazione del mezzo valgono per chiunque) ma partecipare anche solo ad una tappa non implicava spendere una quantità folle di soldi rispetto alle gare in circuito. E sia chiaro io adoro entrambe le tipologie, amo far assaporare alla mia saponetta lo strisciare su di un cordolo e amo provare l’inebriante sfida contro il tempo o contro un singolo avversario sul dritto o il cronometro stesso.
E questo manca. Tanto!
Spero che questo repost ti piaccia e se sei arrivato fin qui in fondo ti ringrazio per la tua lettura e ci vediamo tra qualche giorno con un prossimo articolo!




















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