Con l’articolo di oggi la rubrica de “Lo Scooter del Mese” varca i confini italiani, per la precisione ci troviamo in Belgio, patria universalmente conosciuta per il circuito di Formula 1 SPA Francorchamps, per il suo cioccolato, le fantastiche birre artigianali con centinaia di qualità e varietà. Per non parlare delle patatine fritte belghe, oh mamma mi sta venendo fame a scrivere questa introduzione. Rieccomi, scusate sono andato a farmi 2kg di patatine con salsa Andaluse, si lo so sono un ciccione, ma amo le cose buone da mangiare e il Belgio ne è ricco. Dicevo, un altro paio di cose che vengono dal Belgio, per la precisione da Manur, sono Kevin e il suo Yamaha Jog-R, non appena l’ho visto, sono rimasto SBALORDITO dai dettagli, roba che ci ho messo 10 minuti abbondanti per ricompormi e fiondarmi subito a scrivergli qualcosa nella speranza che accettasse la possibilità di farci raccontare questo di mostro su due ruote. Perché ve lo garantisco, lo è. Ma prima di addentrarci nell’articolo, ho voluto fare come mia consuetudine una valanga di domande a Kevin per conoscerlo meglio e per potervi raccontare per filo e per segno com’è nato questo Yamaha Jog e la sua esperienza in questo piccolo ma grande mondo.
[SRD] Ciao Kevin, prima di tutto benvenuto e ti ringrazio di concedermi del tempo. Come stai e sei già pronto per la prossima stagione??
[Kevin]Ciao Jaco, sto benissimo, ancora motivato e appassionato come quando ero più giovane. Durante questo inverno mi sto preparando attivamente per il 2026. Per questa nuova stagione sto preparando tre Yamaha Jog personali che mi permetteranno di partecipare a vari eventi: track day su bellissimi circuiti, ma anche gare di endurance da 5, 6 o più ore. Il primo JOG, quello della mia giovinezza, è equipaggiato con un motore 100cc 2FAST FLR su un base Minarelli orizzontale con carter 2FAST Passion.
Il secondo JOG, quello che hai visto recentemente in una foto, monta anch’esso un motore 2FAST 100cc FLR, ma su un carter Piaggio 8.1. Questi due scooter vengono utilizzati per track day e alcune gare su grandi circuiti come il Nürburgring in Germania o Clastres in Francia. Quest’anno mi piacerebbe anche girare sul circuito di Écuyers.
Il terzo JOG è un 70cc, con carter 8.1, ed è specificamente progettato per le gare di endurance vicino a casa. Quindi, questa è una breve panoramica dei miei scooter personali. Sto anche preparando diversi JOG per il noleggio pista. Sono equipaggiati con motori 2FAST 50cc su carter Minarelli orizzontali originali, e ciascuno avrà in aggiunta un motore 2FAST 70cc FLR e 100cc FLR, su carter Minarelli Passion 2FAST.
[SRD] Cavolo la lista è lunghissima. Prima di parlare DEL Jog, vorrei tornare un attimo indietro. Come ti sei avvicinato al mondo scooter e come è nata questa passione?
[Kevin] Per capire, dobbiamo tornare all’inizio della mia passione, più di 15 anni fa. All’epoca, come tutti i giovani della mia generazione, sognavamo di avere un MBK. A 17 anni mi sono comprato un MBK Nitro con un po’ di soldi che mio padre mi aveva lasciato quando è venuto a mancare, quando avevo 3 anni. Fun Fact: mi ha chiamato Kevin perché, come me, era appassionato di due ruote. All’epoca il suo idolo era Kevin Schwantz, numero 34. Quindi, per rendergli omaggio porto il numero 34 sui miei scooter da gara. Dopo aver comprato questo Nitro, che adoravo guidare, volevo migliorarlo. È allora che ho scoperto il sito di Maxiscoot. Ho comprato lì i miei primi componenti da gara e da tuning: un freno anteriore migliore, alcune carene per un look più aggressivo e componenti del motore. Da lì è nata la mia passione per la personalizzazione degli scooter. E da allora non mi sono mai fermato, e oggi fa parte del mio lavoro.
Intorno al 2007–2008, quando avevo circa 18 anni, vicino a casa mia c’erano eventi che univano ciclomotori, moto e gare di scooter, comprese le endurance. Sono andato a dare un’occhiata… e mi sono innamorato subito di questo sport. Così ho deciso di costruire uno scooter da gara e ho comprato il mio JOG. Contemporaneamente, in Francia si svolgevano i raduni ScooterPower a cui ho partecipato a con il Nitro, mentre alle gare di endurance partecipavo con il Jog. Non entrerò qui nella storia completa di tutti i miei mezzi, altrimenti ci vorrebbero pagine su pagine. È stato in questo periodo che ho scoperto il marchio 2FAST. Ho contattato Massimo direttamente via email e sono diventato un cliente abituale, costruendo motori 2FAST per me e per i miei amici.
[SRD] Anche mio padre era un fun sfegatato di Schwantz ma anche di Doohan, conseguentemente anche lui mi ha trasmesso questa bella “malattia” del motociclismo sin da piccolo. Comunque tornando al Jog, raccontaci del mezzo: com’è nato, come si è evoluto nel tempo e se lo consideri concluso a livello di sviluppo.
[Kevin] Il progetto Jog parte da molto lontano, all’epoca per partecipare a gare amatoriali ottenere un piazzamento decente, serviva almeno un motore da 70cc monofascia. Così ho imbastito un motore Stage6 Racing 70cc che avevo già assemblato in precedenza, terminato usando le risorse e parti a mia disposizione. Ho partecipato alla prima gara e me ne sono innamorato. Ho subito puntato alle posizioni alte della classifica. Così appena uscì sul mercato ho costruito un blocco motore con lo Stage6 R/T 70cc. Il Jog era cambiato dal giorno alla notte, un vero e proprio razzo rispetto a prima, capace di competere con i più veloci. Ero praticamente sul podio ad ogni gara, incredibile. Nelle stagioni successive, ho partecipato ad altre gare e track day con l’associazione 2race, dove il livello era decisamente molto più alto. Ero più lento di 7 secondi rispetto ai piloti che occupavano le prime posizioni. Cercando di stare al loro passo ho capito che il telaio di serie era al limite. La conseguenza è ovvia: ho dovuto modificarlo, oltre al telaio anche il supporto motore ho dovuto modificarlo così da averlo perfettamente dritto e rigido. Poi anche la ciclistica è stata totalmente stravolta. (Kevin qui mi sta raccontando ogni singolo dettaglio delle modifiche, noi le vedremo più tardi in modo approfondito durante l’articolo) Le prestazioni del Jog erano cambiate drasticamente, avevo un feeling eccezionale e i tempi miglioravano di continuo. Finalmente potevo tenere il passo dei migliori piloti del campionato. Ancora più motivato, ho continuato a sviluppare il mezzo anno dopo anno, con nuove componenti. Ho continuato a lavorare sul telaio e ho realizzato carene in fibra di carbonio per ridurre il peso. Ogni anno mi ponevo nuovi obiettivi.
Fun Fact: Un giorno, durante un track day a Spa-Francorchamps, un signore tedesco mi ha avvicinato ai box e mi ha proposto di girare con loro al Nürburgring, il circuito di Formula 1, non l’inferno verde. Inutile dire che un mese dopo mi sono ritrovato al Nürburgring con piloti europei di altissimo livello, soprattutto tedeschi. Era la mia prima volta su un circuito di quelle dimensioni: velocità folli per uno scooter, curve velocissime e battaglie incredibili con piloti di altissimo livello. Ho concluso quel weekend pazzesco con il miglior tempo assoluto: 2’26”, battendo il record delle edizioni precedenti, e una velocità massima vicina ai 160 km/h. Questa esperienza mi ha motivato come non mai prima e mi ha dato nuovi obiettivi: abbassare ancora il tempo e raggiungere i 170 km/h. I piani di sviluppo per il JOG sono numerosi: sostituire le parti rimanenti in plastica con repliche in carbonio, migliorare l’aerodinamica e ridurre il peso totale sotto i 70 kg, ottimizzando ogni singolo componente.
[SRD] Vorrei dire che sei fuori di testa, ma da questa risposta traspare quanto tu sia innamorato di questo sport. Mentre al di fuori dei campi di gara e la pista, come vivi questa passione?
[Kevin] Purtroppo vivere questa passione al massimo, non è possibile farlo da soli. Serve un grande gruppo di persone, condivisione, organizzazione e partecipazione agli eventi per mantenerla viva ed evolvere il panorama. È per questo che ho deciso di diventare un professionista in questo settore, creando un’officina di preparazione telai e motori, lanciando un sito per la rivendita di ricambi ad alte prestazioni e sviluppare il mio brand creando componenti da gara: SGP (Scooter Grand Prix). Costruire mezzi ad alte prestazioni per il noleggio. Ed in fine creare un’associazione no-profit per organizzare eventi dedicati a questa disciplina. Tutto questo per un solo obiettivo: alimentare la passione e permettere anche ad altri appassionati, che magari non hanno le competenze meccaniche o le risorse economiche, di vivere pienamente il mondo delle gare su scooter.
[SRD] Per terminare ho una mia piccola curiosità, come viene percepita secondo te la scena scooter Italiana all’estero?
[Kevin] La scena italiana è fonte di grande ispirazione; vedere grandi marchi come Polini, Malossi, 2Fast, 8.1, ecc., così come i preparatori appassionati che creano componenti e li utilizzano nelle competizioni italiane, è davvero incredibile.
A Kevin ho fatto altre domande, a cui lui ha risposto in maniera superesaustiva, ma avrei veramente allungato di tantissimo l’intervista e quindi ho preso le parti più interessanti, senza snaturarle. Scusami Kevin, ti offro un paio di birre al prossimo Scooter Racing Day. Da quanto avete letto traspare che oltre il nostro confine esistono appassionati sfegatati per questo mondo e che sinceramente amano come noi tutti, tutto quello che lega lo scooter nelle sue svariate discipline e peculiarità. Ringrazio nuovamente Kevin per il tempo speso con noi e ora ci fiondiamo ad osservare ogni dettaglio di questo Yamaha Jog-R che ha creato con le sue mani e che non ha nulla di comune.

Con questo scooter del mese rimaniamo in casa Yamaha/Minarelli, ma con carter motore orientato orizzontalmente. La base di partenza è uno Yamaha Jog-RR che è stato rivoltato come un calzino da cima a fondo, vanta una quantità di componenti di altissimo profilo, in alcuni casi si va oltre il mercato consumer e Kevin ne è il fiero possessore e preparatore. Quindi ora andiamo a sviscerare ogni dettaglio vite, bullone e fascetta di questo mezzo bombardato di ogni ben di dio!
Motore:
Partiamo con il blocco motore, il nostro amico Belga ha optato per dei carter 8.1 Fireblade, per la precisione e per chi vive sotto i sassi: questi sono carter in alluminio ricavati dal pieno lavorati al CNC, il cui disegno presenta l’attacco al telaietto minarelli con le boccole in alto e componentistica della trasmissione Piaggio a braccio lungo. Questi carter sono nativi per termiche flangiate da 100cc e carburatori dal diametro da 34mm fino 39mm, in più hanno svariati vantaggi e accorgimenti che i carter di serie non hanno. Il primo è la possibilità di essere modulari, vale a dire che il lato trasmissione si scompone dalla camera di manovella senza il bisogno di dover smontare la parte termica, l’albero motore, l’accensione e l’alimentazione. In più il carter copri rapporti si trova nella parte esterna del blocco motore, anziché sacrificato sotto il correttore di coppia, chiaramente il tutto è stato ridisegnato e consente di poter modificare la rapportatura finale, senza dover smontare componenti in più velocizzando l’operazione di messa a punto ed eliminando la fastidiosa pulizia dell’olio all’interno del vano trasmissione.

All’interno di questa opera d’arte in alluminio troviamo un albero motore 8.1 corsa 47mm e biella 100mm con spinotto diametro 14mm, la quale spinge a tutta forza il pistone con alesaggio 52mm all’interno dell’imponente gruppo termico di casa TRTeam, il 2Fast 100cc FLR. Gruppo termico con 5 travasi, scarico sdoppiato con traversino, prigionieri esterni e testa scomponibile con l’inconfondibile azzurro anodizzato di casa TRTeam.

A completare il kit 2Fast e a scaturire l’urlo del motore ad oltre 13500 giri al minuto, ci pensa lo scarico ad espansione dedicato sempre 2Fast, impreziosito da un proteggi marmitta in carbonio fatto su misura da Kevin.

Il comparto accensione/elettronica è gestito da quella che noi italiani abbiamo ribattezzato ai tempi che furono con il nome “La Rossa” (che in questo caso di rosso non ha nulla) ovvero l’accensione a rotore interno Stage6 PVL R/T, la concorrente della “Bionda” la Malossi Selettra per intenderci. Collegati all’accensione troviamo un cavo candela NGK con relativa pipetta e candela NGK 105 a filetto corto.

Ad inviare la fresca miscela all’affamato 100cc, ci pensa un compartimento d’alimentazione di tutto rispetto, partendo dal filtro abbiamo un tocco di rosso di casa Malossi, per l’esattezza troviamo un filtro e13 che è collegato ad un carburatore Smartcarb da 38mm. Il tutto è abbinato ad un’alimentazione completa k12 sempre di casa 8.1, ovvero: collettore d’aspirazione corto, con pacco lamellare a 4 vie bipetalo e relativo guida flussi ricavato dal pieno. Alimentazione nata, pensata e costruita ad hoc per i carter Fireblade.

Purtroppo per la trasmissione non abbiamo fotografie, ma vi invito a smontare il copri carter Malossi mentalmente e immaginare un comparto trasmissione di prima categoria. Sull’albero motore troviamo un variatore Polini Evolution abbinato ad una puleggia fissa 2Fast, il tutto muove una cinghia Evolution sempre di casa Polini, che si trascina un correttore di coppia da 134mm 2Fast di casa TRTeam, montate sul correttore troviamo un complessivo frizione e campana R/T di Stage6. A terminare il comparto trasmissione, c’è la coppia di ingranaggi, la rapportatura usata su questo Jog è la seguente: il primario è 14/39 mentre il secondario un 14/47.

Ciclistica & Telaio:
Se il blocco motore è di primissima scelta come componenti, la ciclistica è fuori da ogni logica, Kevin ha letteralmente deciso di non scegliere quello che il mercato offre ed è andato oltre quest’ultimo optando per adattare la ciclistica di una Moto3. Partendo dal posteriore, troviamo un cerchio posteriore ricavato dal pieno su disegno del Team Cristofolini, abbinato ad esso troviamo un Torsen nero anodizzato di casa 8.1.

So che avete la vista vispa e attenta, sicuramente avrete già notato qualcosa di oro spuntare fra le razze del cerchio e quel logo rosso è abbastanza riconoscibile, il freno posteriore è di tipo radiale da 69,5mm e arriva direttamente dal panorama del motomondiale, è una pinza di casa Brembo con pistone da 32mm. Questa meraviglia addenta un disco freno posteriore Polini da 202mm. Il tubo freno in treccia è stato realizzato su misura da SGP (il brand di Kevin).

Nelle vicinanze qualcosa scintilla alla nostra vista ed è li che troneggia in tutto il suo splendore, un ammortizzatore posteriore Öhlins TTX36 modificato per adattarsi al Jog by Abe, noto preparatore spagnolo specializzato nella componentistica da pista per Jog, la molla della sospensione è stata fatta su misura dallo stesso Abe, adattandola al mezzo e al peso di Kevin. L’ammortizzatore presenta in pistone interno da 36mm, oltre ad offrire il classico serbatoio per l’espansione dell’azoto, oltremodo è regolabile nel precarico molla, compressione basse ed alte velocità, estensione e ritorno.

Andando lievemente avanti con lo sguardo è possibile scorgere un telaietto reggi blocco, ricavato dal pieno studiato appositamente per essere montato e bloccato al telaio, così da evitare il movimento oscillante basso verso l’alto tipico dei motori minarelli orizzontali in fase di accelerazione, questo garantisce un’estrema rigidità, favorendo il controllo dello scooter in curva e nei cambi di direzione dove spesso si è costretti a chiudere o parzializzare il gas, senza contare che ne beneficia anche la percorrenza in curva e si evitano sbacchettamenti improvvisi che minano il feeling e la percezione di quello che viene trasmesso dalle ruote al pilota. Credetemi se non l’avete mai provato, bloccare il telaietto su un mezzo minarelli ne cambia drasticamente il comportamento in pista, è più sicuro, più sincero, è più e basta! Chiaro è un tipo di modifica che sfavorisce alcune comodità di guida su strada: maggior apporto di vibrazioni e sollecitazioni che arrivano al pilota, nulla di arginabile con degli ottimi silentblock e materiali che smorzano le eccessive vibrazioni. Questo è un discorso in generale, non ho provato il telaietto di Kevin, mi baso sulla mia esperienza tra il prima e il dopo aver bloccato il telaietto sul mio Aerox ai tempi che furono.
Affiancate al telaietto di casa SGP troviamo delle bellissime pedaline regolabili sempre ricavate dal pieno e realizzate sul disegno del nostro amico Kevin.

Poco sopra al blocco motore sono ben visibili due barre di irrigidimento e anti torsione collegate tra la parte posteriore del telaio al canotto di sterzo, ed è qui che le cose si fanno veramente interessanti per l’anteriore.

Nascosto sotto al cupolino, troviamo un piantone sterzo regolabile by Abe, con montato un manubrio di derivazione Mountain Bike.

Sopra di esso vi è alloggiata una strumentazione Aim Micron 5S 2T, con sensori temperatura acqua, sondalamba per i gas di scarico e chiaramente il GPS per i tempi sul giro. Su entrambi i lati della strumentazione troviamo due pompanti freno radiali HJAK da 17,5mm con relative leve freno, protette da un altra chicca del passato: dei proteggi leva R&D Italy

Lo so che desiderate scendere con lo sguardo, per cui vi accontenterò: al di sotto del canotto sterzo troviamo una doppia piastra lavorata al CNC che stringe due steli Öhlins FG595 che arrivano dritti dalla Moto3, questi steli forcella regolabili presentano un diametro del singolo stelo da 38mm con trattamento al tin (Nitruro di Titanio) è un trattamento superficiale tipico dei prodotti di alta gamma dell’azienda Svedese. Serve ad aumentare drasticamente la durezza superficiale, migliora la resistenza all’usura e alla corrosione, in più riduce gli attriti migliorano la scorrevolezza e maggiora la durata nel tempo. Il perno ruota è in titanio e possiede un diametro da 15mm.


Sul perno ruota vi è montato il fratello del cerchio posteriore by Team Cristofolini, con la possibilità di montare ben due dischi freno. Infatti, troviamo due dischi freno flottanti Brembo in acciaio da 200mm derivati dalla Moto3. Si non vi si è sdoppiata la vista, questo Jog possiede un doppio impianto frenante. Dicevo, i dischi freno vengono letteralmente sbranati da altre due pinze freno radiali Brembo da 60mm anche queste arrivano dal panorama del motomondiale. Sono un monoblocco unico ricavato CNC e hanno 2 pistoni da 32mm che spingono le pastiglie freno sui dischi flottanti. Per la, anzi le ciliegine sulla torta, troviamo due tubi freno intrecciati fatti su misura da Kevin che portano l’olio DOT4 alle due pinze. Ora capite perché dicevo inizialmente che di componenti del mercato consumer, qui se ne trovavano ben poche? Ha una ciclistica completa da motomondiale, Kevin sei un FOLLE e lo dico con il sorriso in bocca.

Impianto di raffreddamento e carenatura in carbonio:
Se pensate che il blocco motore fa paura, e la ciclistica è fuori da ogni orbita, pensate che qualcuno qui abbia badato a spese? Ovvio che no. Kevin per raffreddare i bollenti spiriti di un 2Fast indiavolato, ha realizzato due radiatori su misura completi di convogliatori e li ha posti nella classica posizione a cui oramai siamo abituati, cioè dietro al controscudo, con la differenza che anche il puntale del sottopedana funge da convogliatore d’aria in quanto i due radiatori proseguono nella loro lunghezza fino a pochi centimetri dalla punta del sotto pedana. A trasportare l’immensità di acqua nei tubi siliconici Stage6 R/T, ci pensa una pompa acqua elettrica Bosch.

Tranquilli siamo alle battute finali, so che è un articolo molto lungo ma non riesco a fermarmi a scrivere. Ad ogni modo siamo quasi alla fine. Per il comparto carene, Kevin sta completando tutto il set di carene del Jog-RR mancano giusto due dettagli, ma come potete notare dalle foto sottostanti, questo mezzo è ricoperto dalla testa ai piedi da carbonio. Quella trama nera e antracite con quel pattern riconoscibilissimo che si ripete dallo scudo anteriore fin sotto la pedana (uno dei pochi pezzi rimasti originali, ancora per poco). per arrivare al posteriore dove è stato realizzato un singolo pezzo per i fianchi laterali ed un secondo per lo spoiler a ducktale.


L’ultimo dettaglio è la sella completamente rivista nella sua fisionomia ribassata sul posteriore, con un profilo più “rettilineo” e impreziosita con un rivestimento custom by SGP.

Bene siamo arrivati alla fine, ma prima di andare vorrei approfittare per dire due paroline in merito questo mezzo. È oltre ogni logica ed è per questo che l’ho scelto e rotto le scatole a Kevin per un intero mese tra interviste, foto, video, insomma lui è stato superbo a inviarmi materiale di pregio e a regalarmi il suo tempo per scrivere questo pezzo. Ora ultimamente tutti avete visto mezzi stratosferici comparire su queste pagine, ma vorrei che ogni ragazzo giovane capisse una cosa. Lo scooter del mese non è una rubrica nata per far vedere mezzi sempre più fuori di testa con componenti che arrivano dal motomondiale o dall’iperspazio. È una rubrica che vuole raccontare la storia di un mezzo, com’è nato, il suo progetto e perché no per raccontare la storia di chi l’ha pensato, creato e della sua passione che traspira nel averlo realizzato. Quindi indipendentemente che tu abbia un mezzo da pista da 40000€ o uno scooter stradale che ti accompagna tutti i giorni per andare a scuola o al lavoro, molto probabilmente è un pezzo di te, è un oggetto che lavora in simbiosi a pari passo con la tua libertà di muoverti o esprimerti personalizzandolo a tuo gusto. In breve lo scooter del mese sei tu con il tuo mezzo e se vuoi farne parte e raccontarci la vostra storia, io sono qui pronto per metterla nero su bianco.
Kev per l’ennesima volta, Grazie!
Come di mia consuetudine qui sotto a fine articolo trovate una gallery ricolma di foto del mezzo e dei suoi dettagli. Ti ringrazio per la lettura dell’articolo, e se vuoi candidarti a questa rubrica, contattaci senza esitazione!

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