Rimanere “disconnessi” dal mondo scooter e rientrarci a gamba tesa dopo circa 10’anni, significa riscoprire una strana evoluzione o involuzione dello stesso, anzi la parola più correta è “mutato” ad altri stili, o mode? Anzi posso tranquillamente dirlo non ho trovato profonde novità o innovazioni sul campo estetico, anzi, sembra che a nessuno interessi più di distinguersi dalla massa come facevamo noi un tempo, ora sembra che “far parte della massa sia meglio” e non so quanto sia effettivamente un bene, almeno in questo campo. Sia chiaro chiunque si senta preso in causa, ricordatevi che siete voi ad avere la stessa e medesima carena aerox su di un phantom, storta per giunta, non sono io a limitarmi a degli “standard” vecchi di almeno 20’anni. Ma cercate di vederla più come una critica costruttiva, si è vero molto pungente lo ammetto, ma non prendetevela sul personale, dopo tutto non vi sto rubando in casa. Interpretatela invece come un invito che vi possa più che altro spronare a fare qualcosa di più personale, originale, autentico, insomma qualcosa di vostro e che solo voi possedete. Credetemi le soddisfazioni in merito sono estremamente più alte e gratificanti, senza contare che “sblocchereste” una nuova competenza e potrete realmente spiccare sul mainstream. Lo so non è una intro per un articolo, è più uno sfogo dettato dal vedere che tutti fanno, anzi HANNO le stesse cose. Ed è qui che oggi voglio farvi inciampare tutti e prendervi a schiaffetti e farvi riaprire gli occhi!
Nell’era che ho vissuto di personalizzazioni ne ho viste a decine di migliaia, alcune belle, altre meno, alcune tremende sotto ogni punto di vista, ma è da qui che si inizia, il capire come rendere più personale e unico il proprio mezzo. Tanto per capirci, negli anni 2000 i kit carene modificati li contavi sulle dita di una mano e il più delle volte erano solamente ripristini delle originali con colori più ricercati e spesso qualitativamente parlando facevano più schifo dell’originale sia come stampa che come verniciatura. E cosa si faceva per distinguersi dalla massa?
Semplice:
Andavi nel colorificio di zona, compravi un kit di vetroresina, delle spatole, dei pennelli, dello stucco bicomponente, ti armavi di tanta, anzi TANTISSIMA carta vetrata, un’infinità di pazienza e l’unico limite che avevi era la tua creatività e fantasia.
Vi giuro alcuni negli anni hanno fatto delle opere d’arte su due ruote e una tra queste è di un mio carissimo amico che non vedo da un pezzo e il suo nome è Simone De Marchi. Un veneto matto, mattissimo, che saltellava dal preparare il suo f10 r/t da accelerazione al customizzare mezzi folli.
Lui (parlo dello scooter) è frutto di anni di prove, di disegni mentali e sperimentazioni varie da parte di Simone, e ogni tuner che si rispetti, quando centra un obbiettivo per lui non è un traguardo, ha semplicemente raggiunto uno step di fermo prima di progettare altro. Il worm è essenzialmente lo step successivo al Lady D che tanti hanno ammirato sulle pagine dei social e dei forum per svariati anni. Ora le foto che state vedendo sono state scattate in anteprima per un articolo che volevo pubblicare un decennio fa sul vecchio blog dello scooter racing shop, ma mai pubblicato. Quindi direi che come punto di partenza, qui trovano un’ottima collocazione per far rivivere una leggenda del passato e chiedo scusa al buon Simo se non ho mai pubblicato quell’articolo, spero di farmi perdonare con questo.
Ad ogni modo con oggi spolveriamo 10’anni di polvere da quelle foto e rimettiamo al lustro qualcosa che in tanti ad oggi non hanno mai avuto la fortuna di posare gli occhi!

Il Worm nasce su base Yamaha Aerox ed è stato pesantemente personalizzato dal manubrio fin sotto le ruote, ci sono dettagli ovunque, alcuni in bella vista altri talmente fini che si nascondono alla luce del sole e bisogna stare attenti a scorgerli tra i vari dettagli, ma vi assicuro che visto dal vivo questo mezzo è molto più impressionante che in foto. Quando lo ammiri da vicino capisci e comprendi cosa ha partorito la mente malata (in senso buono si intende) di Simone.
Torniamo allo scooter. Uno dei tanti dettagli che salta subito all’occhio sono sicuramente le carene riviste nella loro totalità ma senza snaturare le linee originali del mezzo. Simone ha fuso un approccio metodico nel conservare quei lineamenti intramontabili andando a fonderli con altri elementi presi qua e là per creare qualcosa di unico. Partiamo dal codone posteriore, di base è composto da 4 carenature è stato unito in un singolo elemento in modo certosino. In più un Piaggio NRG è rimasto orfano della propria presa d’aria anteriore che Simone ha fuso nel sottocodone anch’esso ricreato a regola d’arte con il resto della parte posteriore. La sella ha mantenuto la sua forma originale, ma è stata svestita della sua pelle di serie ed è stata rifoderata a mano con della pelle bianca liscia e della pelle punzonata sui lati molto simile all’originale, sotto di essa troviamo i fianchetti sotto sella, sono stati intagliati nella parte centrale e rivestiti internamente da una griglia ottonata, una mossa che va a “scaricare” visivamente quel mattone di plastica che di base non ha mai avuto una sua vera utilità, il tutto dona slancio per l’imponente posteriore..

Nella parte centrale, la pedana non è stata toccata perché dentro di essa nasconde un sistema di leveraggi e l’ammortizzatore centrale che fa capolino dal tunnel centrale, insomma dove di serie vi è l’alloggiamento per la batteria. Una soluzione che va ulteriormente a rimuovere elementi al posteriore dando modo al nostro Dema di allungare l’interasse di svariati centimetri di tutto il mezzo spostando il blocco motore e la sospensione posteriore. Al blocco motore ci arriveremo dopo intanto andiamo avanti con l’estetica.

Rimanendo nella stessa zonna il sottopedana o “pancia” è stato totalmente rivisto. Qui è dove realmente il mezzo inizia a prendere dei connotati belli pesanti, sostanzialmente è stato creato ad hoc un puntale risagomato e decisamente più accentuato rispetto all’originale, il tutto sfruttando posteriormente una seconda carena anteriore di un altro Aerox, ed è fatto talmente bene che ad un primo sguardo sembra che sia nato così!

Ma andiamo avanti. A salire troviamo i fianchi anteriori che sono stati fusi con delle prese d’aria derivate da un Aprilia SR seconda generazione (quello con i fari tondi posteriori per intenderci). Proseguendo la nostra scalata con lo sguardo troviamo la carena superiore e anche questa è stata profondamente modificata, infatti dal faro è possibile notare come sia stato fuso un faro aftermarket a cui poi sono state applicate delle palpebre, in più visto che chi si accontenta “gode” ma chi non si accontenta gode di più, Simone ha intagliato ulteriormente le prese d’aria cercando un look più appuntito e aggressivo. In fine il componente che tutti odiano tranne me, il parafango, è rimasto al suo posto ed è stato anch’esso intagliato sui lati e sulla parte superiore, dove è stata addottata la griglia ottonata che troviamo praticamente un pò ovunque.

Ma non abbiamo mica finito, a completare la parte “artistica” è stato scelto un binomio di colori opachi bianco e nero, con accenti cromati e ottonati, creando una livrea che slancia il mezzo anche se sta fermo. Scelta migliore non potevi farla Simo. Ma ora andiamo a guardarci un pò di dettagli, troviamo una coppia di cerchioni Stage6 cromati, il posteriore ha un canale allargato da 5″ rispetto ai 3,5″ di serie, un bestione incredibile e molto popolare all’epoca per chi faceva Custom. Altro dettaglio cromato sono gli steli forcella, anch’essi spogliati di ogni adesivo e hanno subito lo stesso trattamento di cromatura, oltretutto l’anteriore è stato abbassato di qualche centimetro modificando la piastra di alloggiamento degli steli stessi. Prima di spostarci al posteriore terminiamo con gli ultimi dettagli, il primo è il disco freno da 280mm SSP (Stage6) e la pinza grimeca che è stata riverniciata con i vari dettagli ottonati. Il manubrio è un misto di cose interessanti, per prima cosa troviamo un manubrio naked capovolto al quale sono stati abbinati un gas rapido con una guania d’orata e manopole con dettagli cromati a gestire i freni anteriore e posteriore il compito è stato affidato ad una singola pompa freno con serbatoio esterno, il piantone di sterzo è l’ormai introvabile Stage6 Dragster Chrome.

Al posteriore scendiamo e ammiriamo un pò quel marasma scintillante che Dema ha preparato per tutti noi. Il carter minarelli orizzontale a braccio lungo è stato sapientemente verniciato a contrasto con il resto dei dettagli cromati, ma cosa contiene? Il gruppo termico è un Polini Big Evo 70cc anch’esso riverniciato come i carter e abbinato al suo albero. Sotto la calotta di quella che un tempo era la pompa dell’acqua, troviamo un’accensione Malossi Selettra. Lo scarico è stato fatto su misura da Roost e lucidato a mano. Il carburatore è un Keihin a valvola cilindrica che è stato strombato e lucidato nel condotto interno e cromato esteriormente, abbinato ad un cono di aspirazione stage6 anch’esso cromato. Il tutto poggia su di una basetta 2Fast e collettore Stage6 Am6. Altri dati della preparazione purtroppo non me li ricordo e son dovuto andare a braccetto con quanto è visibile nelle fotografie.

Starei qui per ore a scrivere aneddoti su storielle e su quanto sia bello a 360° il mondo delle preparazioni scooter, ma lascio a voi la scelta di decidere cosa vi piace di più, perché Scooter Racing, oltre ad abbracciare ogni tipo di disciplina a motore acceso, sa anche soffermarsi ad ammirare qualcosa di spento ma che ha tanta voglia di parlare di se. Non so se vi è mai capitato di fermarvi a guardare un dipinto in un museo, o ancor meglio esclamare “quanto è figo quel murales”.
Ora sicuramente salterà fuori qualcuno e urlerà, che schifo, con un coso del genere nemmeno ci puoi andare in giro, i puristi si strapperanno i capelli e qualcuno urlerà “ma tanto nemmeno si accende!”…
Ma la vera domanda che dovete farvi è, “importa qualcosa, se è inguidabile o se non si accende?!” Per quelli che invece in questo momento leggendo l’articolo e guardando le foto si sono immaginati come potrebbe essere lo scooter dei propri sogni, bene l’obbiettivo è stato centrato. Correte in garage e fate del vostro meglio. Perché i Custom Show stanno tornando! Qui sotto trovate una gallery completa del Worm. Infine ringrazio Simone e spero di vedere te e le tue creazioni al prossimo evento!








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