Il 2025 si è chiuso oramai da qualche giorno, il 31 Dicembre scorso l’ho passato agonizzando sul divano in preda alla tosse, al soffocamento da raffreddore, ipotermia (il contrario della febbre) ma che ti debilita in modi indescrivibili, e ad oggi 12 Gennaio, sono nuovamente a letto impestato, qualcuno chiami un esorcista! Diciamo non un bel inizio per un 2026 carico di buoni propositi no? Ma vi avevo promesso questo articolo e per me non mantenere una promessa è come tradire il mio miglior amico, mi mozzerei una mano più tosto che tradirne la fiducia.

Quindi con fazzoletto alla mano, una tisana che sfumacchia bella bollente vicino al mio avambraccio sinistro direi che è ora di parlarvi di un fenomeno, un movimento che è venuto a svanire nel tempo ma so di per certo che piloti, appassionati, preparatori e chi più ne ha ne metta. Sono li pronti a limare ogni microgrammo possibile dei loro carter e a fare esperimenti sperando che qualcuno le faccia ritornare. Ma di cosa sto parlando? Le gare di accelerazione o per gli anglofoni DragRace!

È veramente difficile riinvenire lo zoccolo duro che ha dato il via a questa scintilla in Italia. Nel mio piccolo mondo ho conosciuto questa disciplina grazie alle community online, già ampiamente citate su questo portale. Ho avuto modo di conoscere i campi di gara, i suoi protagonisti e i loro sviluppi qui nella nostra penisola dal 2004, quindi 21’anni fà.

Al tempo le gare di accelerazione sul dritto, o più comunemente chiamate Drag Race, erano gestite da motoclub e venivano organizzate in piazzali o rettilinei chiusi al traffico che avessero almeno 300 metri di strada libera e piana, infatti si correva sui 150 metri, i regolamenti erano molto spartani ma la competitività era alle stelle.

Ad oggi in Italia questo tipo di competizioni sono orfane degli scooter, mentre all’esterno tra Francia, Germania, Spagna, sembra che il fenomeno non si sia mai fermato. Va da se che per competere e rimanere in vetta alla classifica bisogna investire un sacco di soldi. C’ho non toglie che sono eventi estremamente belli e adrenalinici. Chi prese il testimone in italia fù Ricambio Rapido che creò due campionati paralleli, la IDC (Italian Dragster Championship) e la divisione Europea, la EDC, nella prima vi era un campionato a tappe sparse per l’italia, ed il formato rispetto al campionato citato inizialmente era stato variato considerevolmente. Si correva, contro il cronometro, ma poi si passava ai lanci ad eliminazione diretta contro un avversario sull’ottavo di miglio, tradotto: 201 metri di accelerazione. Si correva nei rettilinei dei circuiti oppure in rettilinei d’aeroporto. Dalle categorie carenati fino ai prototipi la battaglia si misurava sin dalla partenza, in quanto a livello di cronometro veniva anche misurato il tempo di reazione del pilota al verde del semaforo, o come lo chiamano tutti “albero di natale”.

La dragstrip non perdona, il cronometro parla chiaro e quell’albero di natale che segna la partenza era il tuo peggior nemico o il tuo miglior amico. Tutto dipendeva da molteplici fattori, ma se escludiamo il mezzo in se, il pilota doveva essere talmente pronto nei riflessi occhio-mano, da dover riuscire a ridurre al minimo il tempo di reazione al verde e sfrecciare su di un telaio da pochi chilogrammi con un motore che era pronto a disarcionarlo all’istante. Praticamente è come cavalcare un toro sotto anfetamine dandogli una sonora schiaffata sul culo. Spero di aver reso l’idea!

Ora io sono solo un testimone oculare che ha visto e vissuto come spettatore appassionato questa branchia del motorsport, ho avuto la fortuna di conoscere tanti addetti ai lavori e vedere questa disciplina evolversi e crescere nel tempo. Quindi ho deciso di chiamare qualche amico per farci raccontare “la vita sulla dragstrip“, quindi osserveremo diversi punti di vista, chi l’ha vissuta come preparatore, chi come pilota e anche chi l’ha organizzata!
Quindi per iniziare ho deciso di andare a raccattare un losco figuro, un veneto che non ha bisogno di presentazioni e che fa parte della “seconda” generazione di preparatori nell’ambiente, la definisco tale in quanto nonostante abbia frequentato l’ambiente come spettatore durante il campionato di accelerazione triveneto si è fatto, passatemi il termine, “…un culo tanto” a suon di test per arrivare nel 2009 alla sua prima gara di accelerazione con un F10 BigBore. Parlo di BusoGarage alias di Thomas Busetto. Premetto che ho dovuto tradurre la conversazione dal forte accento veneto di Thomas in Italiano. Anche se sarebbe stato divertente leggersela in dialetto!

[SRD] Ciao Thomas, grazie per esserti preso un po’ di tempo per questa chiacchierata! Raccontaci un po’ com’è nato tutto: cioè, come ti sei avvicinato al mondo degli scooter e delle gare di accelerazione. Poi se vuoi anche aggiungere qual è stato il primo mezzo con cui hai corso sarebbe interessante saperlo!

[Buso] Dunque io ho iniziato a 19’anni a competere nel campionato, anche se ho bazzicato i campi di gara da molto prima, 2004-2005 circa, andavo a vedere il campionato triveneto con gli amici, dove ancora i regolamenti sulla sicurezza rasentavano il ridicolo, mancava poco che si correva come gli asiatici con le crocs, lo dico ironicamente perché mi fanno scoppiare dal ridere. Mi sarebbe piaciuto poter competere anni prima ma non avendo a disposizione nessun mezzo di trasporto, non avendo la patente mi sono accontentato di andarmele a vedere con gli amici. Sai no, che organizzavano il campionato Triveneto, e c’erano le tappe a Rovigo, Ostellato, Ariano nel Polesine, ecc…?

[SRD] Oh si ne sono perfettamente conscio che le organizzavano, infatti la finale del campionato triveneto nel settembre 2005 è stata quello che io definisco uno dei miei “trigger point” che mi ha fatto scattare la molla per infognarmici ancora di più, avrei voluto partecipare pure io, ma all’epoca non avevo ne i mezzi e nemmeno le competenze, ora ho solo i mezzi, ma l’ho seguito assiduamente tappa per tappa, fino alla fine dell’ICD 13’anni dopo! E tu Buso con cosa hai iniziato la tua primissima esperienza nel modo competitivo drag?

[Buso] Allora… *risata nervosa con bestemmia* mi sono presentato alla primissima gara con un F10 kittato big bore e ho preso una pettinata da paura nella mia categoria, sono arrivato ultimo. Una bastonata del genere non me la sarei mai aspettata. Anche perché mi ero preparato con i riferimenti dell’anno in corsa, per l’anno a seguire. È stato un errore madornale. Per riuscire ad arrivare tra i primi avrei dovuto essere più veloce del primo tempo di quella stagione. Ma in questa disciplina basta un centesimo di secondo per fare primo o ultimo in categoria. È Roba da pazzi!

[SRD] È il fascino delle gare, il cronometro regna sovrano! Però purtroppo in italia si organizza poco e manca quell’evento o quell’organo centrale che possa gestire un campionato del genere. Secondo te c’è la possibilità che qualcosa si rissollevi per gli anni a venire?

[Buso] Guarda, grazie al lavoro che sto facendo sui social, vedo tantissimo movimento e interesse di ragazzi giovani e anche più stagionati, mi fanno un sacco di domande a 360 gradi in merito. Secondo me, si, se ci fosse qualcuno che organizzasse a modo, con dei bei regolamenti, sarebbe un tipo di competizione che tornerebbe in vetta!

[SRD] Chi sa! Magari un giorno non troppo lontano qualcosa si organizzerà!

[Buso] Lo spero, anche perché sono sicuro che siamo in tanti a voler partecipare, tra nord, centro e sud Italia la community di appassionati è veramente grande ed estesa. Al giorno d’oggi con le dovute revisioni ai vecchi regolamenti sarebbe realmente possibile poter incentivare sia i giovani piloti e giovani preparatori, ma anche le vecchie volpi come me a partecipare. Nel caso sarò in prima linea ad aiutare chi si prenderà mai la briga e onere di rendere di nuovo realtà questo tipo di disciplina. Qualche mese fa ho partecipato ad una gara con l’R1 e c’erano di quelle Vespe che facevano paura per i tempi e velocità di uscita, quindi si sono convintissimo che avrà successo una nuova iniziativa del genere! In Italia abbiamo della gran bella roba da buttare sui rettilinei!

Dopo aver fatto una marea di domande a Buso lo congedo, molti sono gli argomenti di cui abbiamo parlato, non ve li spoilero in quanto sono cose di cui parlerà lui direttamente sul suo canale e magari anche qui in futuro, ma vedere un appassionato nonché preparatore, illuminarsi al solo pensiero di poter tornare a competere e nel raccontarmi le sue esperienze passate, non è roba da poco.


Ma andiamo avanti con la nostra storia, perché nel titolo c’è scritto “La disciplina che cambiò il mondo Scooter” dunque facciamo svariati passi indietro e torniamo al periodo in cui ho iniziato a seguire questo mondo. Per la precisione siamo a cavallo fine 2003 e inizio 2004 circa, avevo da poco installato l’adsl in casa e l’unico modo per navigare era stare accovacciato a terra a un metro dal modem con il mio portatile Toshiba a cavalcioni, da quasi neo maggiorenne mi ero appassionato al mondo dei motori svariati anni prima, ma su internet che si diceva di questi? Mi imbatto in un articolo su di un gruppo termico ad altissime prestazioni di cui non avevo mai sentito parlare prima, nemmeno sulle riviste specialistiche. Stiamo parlando del primo 2Fast Piaggio il 78cc con scarico Booster e Traversino di Massimo Tedeschi, l’articolo parlava di come nacque il progetto, approfondendo le varie scelte tecniche nello sviluppo fino alla realizzazione del gruppo termico di casa TrTeam. All’epoca era, poeticamente riferito lo scontro tra “Davide contro Golia” dove Davide è il piccolo artigiano e Golia sono le varie case produttrici di componenti aftermarket che noi tutti conosciamo oggi. Chiaro Massimo non è stato il primo a costruirsi il suo motore e a cercare soluzioni alternative per diventare competitivo, ma col tempo è riuscito a trasformare quel TRTeam in un brand riconosciuto a livello globale.

Nei pochi anni successivi è approdata Jollymoto con un progetto che portò gli scarichi ad espansione calcolati, ad hoc, rispetto alle solite marmitte MHR, Evo, ecc.. Ora so benissimo che dietro a questi scarichi si celano anche altre persone, è un progetto ben più ampio, ma non cambia nulla in merito al discorso di portare nuove soluzioni sui campi di gara e che successivamente hanno attecchito radicandosi nell’ambito affermandosi magari in un campo, quello degli scooter, dove non si erano quasi mai cimentati. Non sto togliendo valore a cosa è stato smosso, tutt’altro!

Queste sono effettivamente una piccola manciata delle tante soluzioni che avremmo poi visto susseguirsi in quell’epoca e nei 15’anni successivi. Per farvi un veloce elenco, c’erano dei pazzi che facevano i primi esperimenti con motori sovralimentati al protossido d’azoto, chi poi anni dopo iniziò a fondersi i propri carter fatti su misura con caratteristiche di alimentazione, rapportatura e cilindrata fuori da ogni logica. L’incremento delle cilindrate, avviò anche una rivoluzione in termini di categorie e tipologia di mezzi. Insomma su quei campi di gara in quel periodo si gettarono le basi per una rivoluzione tecnica impressionante senza rendersene conto. Svariate soluzioni motoristiche e idee nate su quei campi di gara le state utilizzando tutt’ora e le potete comodamente comprare sugli scaffali dei vari ricambisti. Dai carter Malossi, ai cilindri con i prigionieri esterni di Stage6, dalle alimentazioni con pacchi lamellari enormi, alle basette per aumentare la volumetria del carter. Seriamente se facessi un elenco degli esperimenti divenuti realtà avrei una lista lunga da Bolzano a Palermo e non avrei nemmeno finito. Ci sarà sicuramente quello che dirà, “eh ma mica hanno fatto tutto solo nei drag” e avrebbe assolutissimamente ragione, ma se ci pensate in quel periodo tra il 2004 ed il 2010 gli unici campionati su pista, erano il Trofeo Malossi ed il Polini, entrambi con regolamenti molto rigidi e con soluzioni tecniche che non davano molta libertà, quindi è palese che l’innovazione da qualche parte doveva pur partire per poi arrivare anche li e cambiare le carte in tavola. Ma questa è un’altra storia che forse vi racconterò!


Questa è solo la primissima parte di un articolo ben più ampio, ho deciso di suddividere questo articolo in due o tre capitoli, ora dipende quando mi dilungherò con gli altri due personaggi che sto aspettando di intervistare.

Intanto ringrazio Thomas per il tempo che mi ha concesso, e vorrei anche ringraziare chiunque nel grande o nel suo piccolo abbia contribuito alla crescita di una branchia del motorsport che mai svanirà.

Le dragrace come le competizioni su pista fanno parte della mia crescita come semplice appassionato e credo fermamente che se non sarebbero esistite, e dei pazzi scabinati che le avessero fatte evolvere anche inconsapevolmente, oggi non sarei qui a scrivere queste righe e non organizzerei nemmeno lo Scooter Racing Day.

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2 Responses

  1. Grandissimo!
    Grazie per riportare questi magnifici ricordi!
    Non vedo l’ora di leggere le prossime puntate.
    Quante ne abbiamo fatte 😃

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